Quello schermo del cinema drive-in, abbandonato da chissà quanto tempo, ha riflesso chilometri di pellicola americana: resto in silenzio immaginando le dive del passato recitare ai bordi del deserto nell’ultima luce del tramonto.


Il leone di montagna balza dalla boscaglia fino al centro della strada e rimane immobile per qualche lunghissimo attimo, gli occhi enormi illuminati dai fari, poi con un grande unico salto ritorna da dov’era venuto.
Il viso di Ray, operaio della Pendleton, non cambia espressione per tutti i dieci scatti in un misto d’imbarazzato silenzio e prepotente fierezza.
Patrizio Spano viene arrestato all’uscita del supermercato quando sostituisce il suo trapano difettoso con uno nuovo di zecca; si giustifica incolpando il costruttore e io pago la cauzione con i 1.600 dollari che ci servono per mangiare.
Il boa gigantesco di Karin che dalla sua teca di vetro, inghiottendo un topo bianco, ci osserva mentre accarezziamo un pappagallo cacatua che passeggia sul tronco della voliera posto in mezzo al salone infinito.
Joe indossa sempre cinque pistole prima di uscire da casa; in foto se ne vedono solo tre: le altre due sono infilate nella cintura dietro alla schiena.
Jennifer è una ragazza punk che dorme nella bara in camera sua; la madre la bacia prima di dormire e poi chiude il coperchio dotato di fori per il riciclo dell’aria. E buonanotte.
Quello schermo del cinema drive-in, abbandonato da chissà quanto tempo, ha riflesso chilometri di pellicola americana: resto in silenzio immaginando le dive del passato recitare ai bordi del deserto nell’ultima luce del tramonto.
L’ultimo campeggio in Pennsylvania, il 10 luglio, mentre riassumo a mente i due mesi di viaggio e osservo uno scoiattolo che saltando di ramo in ramo, precipita da un’altezza infinita, si schianta a pochi passi da me e nel giro di venti secondi si riprende ed è di nuovo in cima alle sequoie. Un po’ malconcio, ma vivo.
Mal d’altitudine a tremilatrecento metri d’altezza fotografando le montagne sacre degli Apache, degli Shoshoni, dei Pawnee; quaranta di febbre per due giorni causa probabile di un’insolazione. S’inizia bene.
Il branco di cervi con almeno duecento capi percorre l’autostrada per miglia e miglia; noi dietro in fila, a dieci all’ora da mezzanotte fino all’alba.
Troviamo uno scorcio carino con coccodrillo alle Everglades, è il tramonto e ho così tante zanzare addosso che non riesco a stare sotto il panno per mettere a fuoco. Giancarlo e Paolo ne spiaccicano a decine mentre mi succhiano il sangue dalla schiena.
Raymond ha un viso così bello e dolce, incorniciato dai capelli lunghi e dalla barba. Potrebbe interpretare Gesù in un film.


Per Susan sono semplicemente una preda del venerdì sera e vuole divertirsi; parliamo di rapporti veri e falsi fino alle quattro della mattina in un playground, poi mi lascia di fronte all’albergo. Ho saputo che non ha più cacciato durante i weekend, ma si è sposata e ha avuto un figlio.
Patrizio non valuta attentamente l’altezza della pensilina del benzinaio e il cassone del condizionatore dal tetto del camper precipita a terra finendo in mille pezzi.
Cathy ha appena ricevuto l’Oscar per i costumi di “Balla coi Lupi” e sa tutto degli indiani, credo voglia essere una di loro e ride del fatto che sua figlia è una punk.
Il camper di Patrizio parcheggiato a West Broadway vicino a un palazzo in costruzione: per i due anni a venire lì è rimasto; la corrente la prende collegandosi a un cavo che, con la complicità silenziosa di un operaio, penzola dalle impalcature. Nessuno l’ha mai fatto spostare se non nei giorni di pulizia delle strade.
Le scarpe abbandonate nei passaggi all’interno del Winnebago hanno alimentato discussioni accese fra Andrea e Paolo. Credo lo facesse apposta per provocare.
Abbiamo un cellulare Motorola portatile che pesa almeno quattro chili e che, tranne forse un paio di volte e per pochissimi istanti, non è mai riuscito a collegarci con l’Italia.
Il suono del serpente a sonagli mentre sei sotto al cappuccio per inquadrare un bellissimo cactus bianco è terrificante. Lo scatto più veloce che abbia mai fatto.
Le lenzuola gialle in sintetico del Gramercy Park Hotel di New York sono in sintonia col resto dell’arredamento che necessita urgentemente di una totale ristrutturazione. Anni dopo sono ancora così. Stessa stanza, stesse lampadine rotte, stessa doccia lacrimante.
James è un cercatore di cristalli che smuove con pacata attenzione cumuli di terra provenienti dalle miniere. Lo fotografiamo e poi rimaniamo con lui tutto il resto della giornata scavando alla ricerca di tesori.
“The sand is soft. Fifty dollars.” Queste le uniche parole pronunciate dall’autista del carro attrezzi che ci traina per ben cinque metri fuori dalla sabbia del deserto di Ocotillo. I camper Winnebago non sono mezzi adatti al fuoristrada.





Così diverso da un servizio fotografico programmato, percorrere quasi ottomila chilometri di strade a bordo di due vecchi camper Winnebago anni’70 per realizzare un catalogo di abbigliamento, complementi d’arredo e cura della persona, mi fa pensare che forse non tutte le rotelle siano al posto giusto. Guai a omologarsi, bisogna spingere invece sul pedale per inventare qualcosa che non c’è: come l’isola di Peter Pan, “I love WP” ribalta le prospettive e vola felice combattendo contro l’ombra del conformismo degli schemi modaioli del periodo.
Abbiamo fatto strada in tutti i sensi: fisicamente percorrendo l’America in lungo in largo e di traverso, e metaforicamente comunicando una filosofia legata al commercio di marchi famosi come non era mai stato concepito prima.
Pionieri a volte un po’ maldestri nell’approccio, eravamo invece leoni che domavano le onde su tavole da surf stabili e sicure quando si trattava di proteggere e affermare questo nuovo metodo di visualizzazione.
Abbiamo trovato lungo la strada i nostri attori, abbiamo raccontato loro chi eravamo e cosa eravamo lì a fare, abbiamo raccolto le loro storie (a volte confessioni e intimità), e le abbiamo messe con cura all’interno di un cestino intrecciato a mano riportandole in Italia.
Se penso a quante modelle o modelli professionisti ho fotografato negli anni e mi sforzo di ricordare con quali di loro ho avuto uno scambio che non fosse legato unicamente al gesto di produrre un’immagine, credo di non sbagliare dicendo nessuno.
La convinzione sullo scambio di emozioni personali che s’instaura fra la “gente comune” e il fotografo, suffragata dai positivi risultati che il Catalogo I LOVE WP ha avuto a fine anni ’80, mi ha dato ragione.



Interpreti e protagonisti di quest’alternativa avventura mediatica che non dimenticherò mai:
Patrizio Spano, fuggito dall’Italia negli anni ’60 per non adempiere all’obbligo del servizio militare; il nostro Scout.
Giancarlo Cei, inarrestabile ricercatore di vita e stili ed emozioni.
Antonio Mastrorocco, direttore creativo dell’Ago Alcuni Giovani Occidentali, entusiasta, coraggioso e accondiscendente.
I miei assistenti Paolo Mazzo e Mimo Visconti alla loro prima e vera esperienza sul campo dell’ignoto.
I due vecchi camper Winnebago Brave che hanno concluso con noi il loro lungo cammino.


























